Il Direttore tutto poteva immaginare, quando aveva scelto il nome Caribo, tranne che un giorno sarebbe arrivato il Doppio a presentargli il conto. Perché dietro il Carìbo di Dante e Beatrice si nascondeva anche il Càribo dei Caribi e del cannibale. Il Direttore avrebbe voluto tenersi il parente elegante e lasciare fuori quello scomodo. Il Doppio, naturalmente, non era d'accordo. E così una questione di accento diventa una battaglia tra poesia, storia e verità. Perché certi parenti, una volta scoperti, non si possono più nascondere.
La fotografia è una forma di ricerca: il fotografo non cerca soltanto un soggetto, ma quell'istante irripetibile in cui luce, persone, spazio e caso si incontrano. La vera abilità non sta solo nello scattare, ma nel riconoscere l'immagine nel momento esatto in cui appare.
Purmamarca may be a small village, but its landscape tells a much bigger story. Surrounded by the colourful mountains of northern Argentina, it brings together nature, history, culture and language. Here, Spanish becomes more than words and grammar: it becomes part of a place, its history and the people who inhabit it. Sometimes the most memorable classroom has no walls.
Venezia, Amsterdam, Stoccolma, Bangkok e New York raccontano modi diversi di vivere con l’acqua. Per secoli le città hanno cercato di controllarla con dighe, argini e barriere. Oggi il cambiamento climatico ci obbliga a ripensare quel rapporto: non eliminare l’acqua dalla città, ma imparare a conviverci. Perché osservare una città dall’acqua significa capire non solo come è stata costruita, ma anche perché è diventata ciò che è.
Paul Revere Williams è stato uno degli architetti che hanno contribuito a costruire l'immagine di Los Angeles nel Novecento. Ha progettato ville, hotel, edifici pubblici e spazi che hanno definito l'estetica della California, lavorando anche per alcune delle grandi celebrità di Hollywood. Ma la sua vera eredità va oltre gli edifici: Williams aveva capito che l'architettura non serve soltanto a costruire luoghi, ma anche a creare immagini, atmosfere e un modo di vivere.
Un’indagine sul confine sempre più sottile tra professione, ruolo e impresa. Attraverso quattro scene, il testo osserva come curriculum, incarichi e relazioni possano trasformarsi, nel racconto di una biografia professionale, in qualcosa di più grande delle prove che li sostengono. Ma quando un progetto deve crescere, titoli e dichiarazioni non bastano più. Un network deve diventare accesso, una relazione deve produrre un incontro, una competenza deve tradursi in costruzione. La domanda decisiva, allora, non è più «Chi sei?», ma una molto più semplice: «Che cosa facciamo?»
Tra il 21 e il 25 marzo 2026, la Giornata Mondiale della Poesia e il Dantedì aprono uno spazio di riflessione sul valore della parola nel nostro tempo. In un’epoca di comunicazione continua ma frammentata, questo testo mette in dialogo Dante Alighieri con la lezione dei poeti e degli intellettuali del Novecento — da Pier Paolo Pasolini a Italo Calvino — per interrogare la responsabilità linguistica oggi. La poesia non come ornamento, ma come pratica di precisione, profondità e verità: un esercizio civile contro la banalizzazione del discorso pubblico e la perdita di senso condiviso.
Nel contesto dell’era digitale, la cultura si configura come uno spazio di trasformazione in cui memoria e innovazione dialogano costantemente. Attraverso esempi di pratiche artistiche, museali e curatoriali, il testo riflette su come le tecnologie digitali stiano ridefinendo la conservazione, la fruizione e la produzione culturale, evidenziando al contempo le opportunità di accesso e le criticità legate all’iperconnessione. La cultura digitale emerge così come un equilibrio possibile tra custodia del patrimonio e apertura alla partecipazione contemporanea.
L’Italia si trova a confrontarsi con scenari economici e sociali complessi l’ipotetica e fantasiosa uscita dall’euro nel 2025 diventa non solo una questione di numeri, ma un banco di prova della nostra cultura, memoria storica e capacità critica. Tra controinformazione di facciata, invidia sociale e fragilità economica, emerge l’importanza di prudenza, misura e lucidità. Questo articolo analizza come il paese possa affrontare cambiamenti profondi senza farsi travolgere dal rumore mediatico, sottolineando il valore della cultura come vero strumento di sopravvivenza civile.
Novembre, un tempo mese del silenzio e della memoria, è diventato il tempo dell’apparire. Le tombe si riempiono di fiori di plastica, i cimiteri di gesti rapidi e selfie distratti. Il lutto si riduce a rito obbligato, emozione prefabbricata da esibire e consumare. Intorno alla morte prospera una piccola industria cinica che trasforma il dolore in mercato, mentre la memoria perde ogni funzione educativa. I Sepolcri di Foscolo, luoghi di virtù e coscienza civile, lasciano il posto a una recita social dominata da visibilità e algoritmi. Novembre non è più tempo di raccoglimento, ma di rumore. La memoria diventa hashtag, l’affetto contenuto. Restano sepolcri finti: vetrine dell’apparire, svuotate di senso, sotto cui sopravvive solo la nostalgia di una memoria più autentica.
Il testo sostiene che, in un’epoca dominata da rumore, velocità e sovrabbondanza di stimoli, il silenzio è diventato una forma di resistenza e una condizione necessaria per pensare in profondità. La cultura non nasce dalla continua ricerca di visibilità e consenso, ma dal tempo della riflessione, della lentezza e dell’ascolto. Recuperare il silenzio significa quindi proteggere uno spazio umano in cui le idee possano maturare e le parole riacquistare peso.
Il testo riflette sul rapporto tra creatività umana e intelligenza artificiale, chiedendosi cosa accada all’autenticità dell’arte quando la macchina non si limita più a riprodurre un’opera, ma imita direttamente il processo creativo. Richiamando Benjamin e Pasolini, l’autore sottolinea la possibile perdita di quella “aura” legata alla biografia, all’esperienza, agli errori e alle emozioni dell’artista. Il vero rischio, quindi, non è tanto che l’IA sostituisca l’uomo, quanto che l’uomo finisca per adeguarsi alla logica della macchina, privilegiando efficienza e perfezione a scapito di dubbio, imperfezione e autenticità.
In questo articolo, un direttore di rivista si mette sulle tracce dell’ennesima “nuova scoperta” letteraria. Tra biografie enfatiche, titoli altisonanti, ISBN, recensioni compiacenti e marketing travestito da poesia, la ricerca diventa una piccola odissea. A ogni approdo sembra emergere un nuovo indizio, ma anche una nuova contraddizione. Il direttore, aiutato — e sabotato — dalla propria coscienza, comincia a chiedersi se stia cercando uno scrittore o semplicemente una buona narrazione promozionale. Una commedia sull’arte contemporanea di trasformare una carriera incerta in un’epopea.
Alvise torna a un concerto e vede ancora una volta un ventaglio bianco, simile a quello che aveva segnato il suo incontro con Anna. Questa volta, però, non trova alcun elemento che colleghi quel gesto a lui. Da uomo d'affari, sa che una coincidenza può attirare l'attenzione, ma non basta a dimostrare un legame. Anche una frase pubblicitaria che continua a ricomparire non sfugge alla sua attenzione, ma Alvise rifiuta di trasformarla in un messaggio. La sua curiosità rimane viva, ma la prudenza prevale sull'interpretazione. Perché, per lui, un indizio può suggerire un'ipotesi; soltanto i fatti permettono di decidere.
Anna entra nella storia di Alvise senza essere annunciata, portando con sé il ricordo di Sofia e una domanda che non riesce più a ignorare. Un gesto che sembrava appartenere a un'altra donna diventa il suo modo di essere vista, provocare e, infine, avvicinarsi. Ma quando il gioco smette di essere un gioco, Anna scopre che per incontrare Alvise dovrà prima smettere di parlare a nome di Sofia.
Gioielli, tatuaggi, divise, acconciature e abiti non sono soltanto ornamenti, ma veri e propri segnali sociali. La moda eredita questa antica funzione e trasforma il corpo in una superficie sulla quale costruire e modificare la propria immagine. Oggi, con fotografia e social media, il corpo esiste contemporaneamente come presenza fisica e come rappresentazione. La domanda resta la stessa: come voglio essere visto?
Le rovine ci affascinano perché trasformano la distruzione in una forma di memoria. Una volta perduta la funzione originaria, un edificio può diventare superficie, paesaggio e immagine. Da Piranesi al Romanticismo, fino alla fotografia contemporanea e all’urbex, la rovina è diventata un modo per osservare il tempo.
La seconda edizione di Certosa Village, alla Certosa di San Lorenzo di Padula, non è solo una rassegna di spettacoli, ma un’occasione per riflettere sul rapporto tra patrimonio storico, cultura e nuove modalità di vivere i luoghi. L’evento trasforma la Certosa in uno spazio culturale vivo, capace di unire memoria, territorio e contemporaneità attraverso l’arte.
Esiste un ufficio che non governa il mondo, ma il suo significato. Classifica emozioni, ordina il senso delle cose, archivia la tristezza. Accanto a lui, il suo Doppio: non firma nulla, ma mette in dubbio tutto. E, sistematicamente, ha quasi sempre ragione.
Un giovane scrittore frequenta ogni domenica Santa Maria Novella senza sapere di essere diventato oggetto delle interpretazioni altrui. Un frate, convinto di difendere la comunità, trasforma la prudenza in sospetto e coinvolge una famiglia nell’osservazione del giovane. Mentre alcuni cercano significati nascosti in ogni suo gesto, la sorella minore lo guarda semplicemente come una persona. Così nasce un processo non contro l’uomo, ma contro l’immagine che gli altri hanno costruito di lui.
Cuore e memoria si intrecciano in un'epoca di cambiamenti, dove l'archiviazione del passato diviene atto di dolore. Sofia, intrappolata tra la sfida e un vuoto inaspettato, osserva Alvise, uomo d'ordine, chiudere la sua vita. Un ventaglio nero resta a testimoniare una sconfitta, mentre il tempo, come un file ben archiviato, si ferma. La pratica è chiusa, ma il destino resta in attesa.
Lo sketch racconta in chiave ironica la spedizione di Cristoforo Colombo come messa in scena del potere e del fraintendimento. L’incontro con i Caribi diventa origine del mito dei “cannibali”, costruito dallo sguardo europeo. Attraverso il dialogo con il suo Doppio emerge una critica alla realtà come narrazione politica ed economica. La scoperta si trasforma così in racconto imperiale, dove l’errore diventa destino.
La politica contemporanea sembra sempre più dominata dalla contrapposizione e dalla logica del conflitto. Questo articolo analizza la crisi del compromesso e l’ascesa della politica identitaria, interrogandosi sul futuro della mediazione democratica.