Moda come narrazione visiva. L’immagine come testo

Nel maggio 2026 la moda diventa linguaggio visivo e narrativo: non mostra soltanto abiti, ma costruisce identità e atmosfere. Le campagne assumono un taglio cinematografico e artistico, trasformando l’immagine in racconto. Da Prada e Versace fino alle nuove visioni di Givenchy e Mugler, la moda contemporanea si afferma come esperienza culturale oltre che estetica.
Il mese in cui il libro diventa paesaggio

Giugno segna il passaggio del libro dalle fiere alle città, attraverso festival urbani e multidisciplinari come Taobuk, BABELL, Berlino e Belfast. L’editoria si apre a performance, arti visive e dibattito pubblico, trasformando il libro in esperienza culturale e spazio relazionale condiviso.
La nuova distanza, quando il mondo diventa immagine in movimento

Europa e Stati Uniti non rappresentano più soltanto due modelli geopolitici, ma due modi diversi di costruire immaginario, linguaggio e percezione del mondo. Tra accelerazione americana e complessità europea, la vera crisi contemporanea sembra essere la perdita di una regia comune capace di tenere insieme politica, cultura e identità.
Caribo, Caribi, Cannibali: Cristoforo Colombo e la commedia del fraintendimento

Lo sketch racconta in chiave ironica la spedizione di Cristoforo Colombo come messa in scena del potere e del fraintendimento. L’incontro con i Caribi diventa origine del mito dei “cannibali”, costruito dallo sguardo europeo. Attraverso il dialogo con il suo Doppio emerge una critica alla realtà come narrazione politica ed economica. La scoperta si trasforma così in racconto imperiale, dove l’errore diventa destino.
Chi scrive oggi? Intelligenza artificiale, autorialità e crisi della responsabilità

L’articolo sostiene che l’intelligenza artificiale non modifica solo la scrittura, ma il rapporto tra autore e responsabilità. I sistemi generativi producono testi plausibili senza assumersi le conseguenze di ciò che scrivono, generando una crisi di fiducia. In risposta, editoria e accademia avviano processi di certificazione dei contenuti. Il problema è culturale: l’AI produce plausibilità, non responsabilità, e l’autore diventa figura di garanzia del linguaggio.