Tragedia manageriale in quattro incarichi
VOCE FUORI SCENA
C’è una categoria crescente nella storia delle professioni contemporanee:
quella degli imprenditori per biografia.
Non necessariamente hanno fondato un’impresa.
Non necessariamente la possiedono.
Non necessariamente ne hanno mai guidata una.
Ma hanno una cosa molto più importante:
un profilo.
Consulente.
Advisor.
Mentor.
Business developer.
Project manager.
Curatore.
Head hunter.
Founder.
Strategist.
Una parola dopo l’altra, i titoli si dispongono sotto il nome.
E alla fine, osservando il profilo, viene quasi naturale pensare di trovarsi davanti a un’impresa.
Poi, qualche volta, arriva una domanda.
Una domanda molto semplice.
Che cosa hai costruito?
Scena 1 – Il primo incarico
(Ufficio di una rivista culturale. È mattina. Il Direttore è seduto davanti al computer. Sul tavolo ci sono una tazza di caffè, alcuni libri, un’agenda. Sullo schermo è aperta una presentazione di Caribo.)
(Il Direttore legge un profilo professionale.)
DIRETTORE
«Consulente strategico.»
(Pausa.)
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Project manager.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Business development.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Networking.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Mentor.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Founder.»
(Il Doppio alza lo sguardo.)
IL DOPPIO
«Founder di cosa?»
DIRETTORE
«Aspetta.»
(Il Direttore scorre la pagina.)
DIRETTORE
«Ha collaborato con numerose realtà.»
IL DOPPIO
«Quali?»
DIRETTORE
«Ci sono.»
IL DOPPIO
«Dove?»
DIRETTORE
«Qui.»
IL DOPPIO
«Cosa ha fatto?»
DIRETTORE
«Ha partecipato.»
IL DOPPIO
«A cosa?»
DIRETTORE
«A progetti.»
IL DOPPIO
«Quali?»
(Pausa.)
DIRETTORE
«Ce ne sono molti.»
IL DOPPIO
«Non ti ho chiesto quanti.»
DIRETTORE
«Cosa mi hai chiesto?»
IL DOPPIO
«Che cosa ha costruito.»
(Pausa.)
DIRETTORE
«Non lo so ancora.»
IL DOPPIO
«E allora perché hai già pensato “imprenditore”?»
DIRETTORE
«Non l’ho pensato.»
IL DOPPIO
«Lo hai pensato.»
DIRETTORE
«Forse.»
IL DOPPIO
«È così che comincia.»
Scena 2 – La moltiplicazione degli incarichi
(Il Direttore ha davanti una nuova pagina.)
DIRETTORE
«Curatrice.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Critico d’arte.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Editor.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Formatrice.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Mentor.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Consulente.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Project manager.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Business development.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Art advisor.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«E insegna.»
IL DOPPIO
«Dove?»
DIRETTORE
«A un corso.»
IL DOPPIO
«Quale?»
DIRETTORE
«Uno di formazione.»
IL DOPPIO
«A chi?»
DIRETTORE
«A professionisti.»
IL DOPPIO
«E cosa dicono gli studenti?»
DIRETTORE
«Come?»
IL DOPPIO
«Hai detto che ci sono commenti entusiasti degli studenti.»
DIRETTORE
«Sì.»
IL DOPPIO
«Quindi?»
DIRETTORE
«Quindi è brava.»
IL DOPPIO
«Forse.»
(Pausa.)
IL DOPPIO
«Ma non era questo che ti interessava sapere.»
DIRETTORE
«E cosa mi interessava sapere?»
IL DOPPIO
«Che cosa ha costruito.»
(Il Direttore torna a guardare lo schermo.)
DIRETTORE
«Ha curato mostre.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Ha scritto.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Ha formato persone.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Ha fatto networking.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Ha lavorato con imprese.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Ha costruito relazioni.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Allora è un’imprenditrice.»
(Il Doppio rimane in silenzio.)
DIRETTORE
«No?»
IL DOPPIO
«Non necessariamente.»
DIRETTORE
«Perché?»
IL DOPPIO
«Perché hai appena descritto il lavoro di una professionista.»
(Pausa.)
DIRETTORE
«E qual è la differenza?»
IL DOPPIO
«L’impresa.»
(Silenzio.)
DIRETTORE
«Ma se una persona lavora, guadagna, forma, cura, scrive, organizza, mette in relazione…»
IL DOPPIO
«Può essere bravissima.»
DIRETTORE
«E allora?»
IL DOPPIO
«Allora non abbiamo ancora risposto alla domanda.»
DIRETTORE
«Quale domanda?»
IL DOPPIO
«Dov’è l’impresa?»
(Il Direttore chiude lentamente il computer.)
VOCE FUORI SCENA
Ed era una domanda scomoda.
Perché, nel nuovo mercato delle professioni culturali, le parole avevano cominciato a fare un lavoro straordinario.
Curatore diventava stratega.
Editor diventava project manager.
Formatore diventava mentor.
Mentor diventava advisor.
Advisor diventava business developer.
E, dopo qualche passaggio, il professionista diventava imprenditore.
Non sempre perché avesse costruito un’impresa.
A volte, semplicemente, perché la biografia aveva imparato a parlare il linguaggio dell’impresa.
Scena 3 – Il proprietario
(Il Direttore riapre il computer.)
DIRETTORE
«Aspetta.»
IL DOPPIO
«Cosa?»
DIRETTORE
«Io, invece, un’impresa ce l’ho.»
IL DOPPIO
«Lo so.»
DIRETTORE
«E una rivista.»
IL DOPPIO
«Lo so.»
DIRETTORE
«E sono il direttore responsabile.»
IL DOPPIO
«Lo so.»
DIRETTORE
«Allora perché continui a farmi queste domande?»
IL DOPPIO
«Perché stavolta sei tu quello che deve stare attento.»
DIRETTORE
«A cosa?»
IL DOPPIO
«A non confondere chi sa raccontare un’impresa con chi può aggiungere qualcosa a un’impresa.»
(Pausa.)
DIRETTORE
«Ma io sto cercando persone con cui lavorare.»
IL DOPPIO
«Esatto.»
DIRETTORE
«Quindi?»
IL DOPPIO
«Quindi non ti interessa necessariamente che abbiano fondato qualcosa.»
DIRETTORE
«Finalmente.»
IL DOPPIO
«Ti interessa sapere cosa possono fare dentro qualcosa che esiste già.»
(Il Direttore guarda lo schermo.)
DIRETTORE
«E se ha un curriculum straordinario?»
IL DOPPIO
«Meglio.»
DIRETTORE
«E se conosce moltissime persone?»
IL DOPPIO
«Meglio ancora.»
DIRETTORE
«E se ha lavorato con istituzioni, aziende, fondazioni, professionisti?»
IL DOPPIO
«Benissimo.»
(Pausa.)
IL DOPPIO
«Adesso dimmi un nome.»
DIRETTORE
«Di chi?»
IL DOPPIO
«Di una persona che puoi chiamare domani.»
DIRETTORE
«Per cosa?»
IL DOPPIO
«Per costruire qualcosa.»
(Silenzio.)
DIRETTORE
«Ah.»
IL DOPPIO
«Appunto.»
VOCE FUORI SCENA
Questa volta il Direttore non stava osservando da fuori.
Non cercava un autore.
Non cercava un’opera.
Non cercava nemmeno qualcuno da raccontare.
Cercava qualcuno che potesse entrare dentro una cosa che esisteva già.
Caribo aveva una testata, una società, una direzione, un’identità.
E aveva soprattutto un problema molto semplice:
crescere.
Per questo il curriculum, da solo, non bastava più.
Non bastavano i titoli.
Non bastavano le collaborazioni.
Non bastavano le curatele, gli articoli, i corsi, le consulenze, i ruoli, le fotografie accanto alle persone giuste.
Non bastava nemmeno il network.
Perché una cosa è raccontare di avere relazioni.
Un’altra è sapere che cosa quelle relazioni possono produrre.
Il Direttore lo aveva capito quasi senza accorgersene.
Non aveva bisogno di altri professionisti capaci di raccontargli quanto fossero bravi.
Aveva bisogno di qualcuno capace di aggiungere qualcosa alla sua impresa.
E fu allora che il problema cominciò a prendere forma.
Prima c’era il curriculum.
Poi il network.
Poi il ruolo.
E infine l’impresa.
Quattro parole.
Quattro passaggi.
Ma tra una cosa e l’altra c’era sempre un salto.
Il curriculum raccontava ciò che era stato fatto.
Il network raccontava chi si conosceva.
Il ruolo raccontava ciò che si era.
L’impresa, invece, avrebbe dovuto dimostrare ciò che si era capaci di costruire.
Ed era lì che la biografia smetteva di bastare.
Il Direttore tornò a guardare lo schermo.
Decine di titoli.
Decine di incarichi.
Decine di relazioni.
Tutto vero, forse.
Ma una domanda continuava a rimanere lì, sotto ogni parola.
Una domanda molto semplice.
Che cosa rimane, se togliamo tutto quello che c’è scritto?
Scena 4 – La prova
(Il Direttore ha aperto diverse finestre.)
DIRETTORE
«Qui c’è una mostra.»
IL DOPPIO
«Organizzata da lei?»
DIRETTORE
«Ha collaborato alla curatela.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Qui c’è un corso.»
IL DOPPIO
«Tenuto da lei?»
DIRETTORE
«Sì.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Qui un articolo.»
IL DOPPIO
«Scritto da lei?»
DIRETTORE
«Sì.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Qui parla di arte e impresa.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Qui di formazione.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Qui di networking.»
IL DOPPIO
«Bene.»
DIRETTORE
«Qui di consulenza.»
IL DOPPIO
«Bene.»
(Pausa.)
DIRETTORE
«Vedi?»
IL DOPPIO
«Cosa?»
DIRETTORE
«C’è sostanza.»
IL DOPPIO
«Ci sono attività.»
DIRETTORE
«È la stessa cosa.»
IL DOPPIO
«Non sempre.»
DIRETTORE
«Ha fatto molte cose.»
IL DOPPIO
«Sì.»
DIRETTORE
«Ha competenze diverse.»
IL DOPPIO
«Sì.»
DIRETTORE
«Ha una rete professionale.»
IL DOPPIO
«Forse.»
DIRETTORE
«E quindi?»
IL DOPPIO
«Quindi niente.»
DIRETTORE
«Come niente?»
IL DOPPIO
«È un buon profilo.»
DIRETTORE
«Solo un buon profilo?»
IL DOPPIO
«Per ora.»
(Pausa.)
DIRETTORE
«Ma se sommi tutto, qualcosa viene fuori.»
IL DOPPIO
«Cosa?»
DIRETTORE
«Una figura.»
IL DOPPIO
«Quale?»
DIRETTORE
«Una professionista che attraversa mondi diversi.»
IL DOPPIO
«Questo lo vedo.»
DIRETTORE
«Una persona capace di mettere in relazione cultura, imprese e istituzioni.»
IL DOPPIO
«Questo lo stai deducendo.»
DIRETTORE
«Da quello che ha fatto.»
IL DOPPIO
«E anche da quello che racconta di aver fatto.»
(Pausa.)
DIRETTORE
«Non vedo il problema.»
IL DOPPIO
«Non c’è ancora.»
DIRETTORE
«Ancora?»
IL DOPPIO
«Ancora.»
(Il Direttore si appoggia allo schienale.)
DIRETTORE
«Allora cosa vuoi sapere?»
IL DOPPIO
«Una cosa molto semplice.»
DIRETTORE
«Quale?»
IL DOPPIO
«Che cosa succede quando tutte queste competenze devono lavorare insieme.»
(Pausa.)
DIRETTORE
«Per fare cosa?»
IL DOPPIO
«Per costruire qualcosa.»
(Il Direttore lo guarda.)
DIRETTORE
«Per esempio?»
IL DOPPIO
«Per esempio Caribo.»
(Silenzio.)
DIRETTORE
«Non mi interessa sapere se ha fondato un’impresa.»
IL DOPPIO
«Neanche a me.»
DIRETTORE
«Caribo non ha bisogno necessariamente di un altro imprenditore.»
IL DOPPIO
«Continua.»
DIRETTORE
«Ha bisogno di relazioni.»
IL DOPPIO
«Quali?»
DIRETTORE
«Istituzioni pubbliche. Aziende private. Fondazioni. Operatori culturali. Professionisti.»
IL DOPPIO
«E lei le ha?»
DIRETTORE
«È in relazione con questo mondo.»
IL DOPPIO
«Che significa?»
DIRETTORE
«Che conosce persone.»
IL DOPPIO
«Bene.»
(Pausa.)
IL DOPPIO
«Adesso dimmene una.»
DIRETTORE
«Una persona?»
IL DOPPIO
«Una persona da chiamare domani.»
DIRETTORE
«Per cosa?»
IL DOPPIO
«Per Caribo.»
(Pausa.)
DIRETTORE
«Un’azienda.»
IL DOPPIO
«Quale?»
DIRETTORE
«Un’istituzione.»
IL DOPPIO
«Quale?»
DIRETTORE
«Una fondazione.»
IL DOPPIO
«Quale?»
DIRETTORE
«Un progetto.»
IL DOPPIO
«Quale?»
(Silenzio.)
DIRETTORE
«Potrebbe volerci tempo.»
IL DOPPIO
«Certo.»
DIRETTORE
«Potrebbe non essere il momento.»
IL DOPPIO
«Certo.»
DIRETTORE
«Potrebbe avere mille ragioni.»
IL DOPPIO
«Naturalmente.»
(Pausa.)
DIRETTORE
«Allora come facciamo a sapere se il network esiste?»
(Il Doppio sorride.)
IL DOPPIO
«Non lo sai.»
(Pausa.)
IL DOPPIO
«Lo scopri.»
(Silenzio.)
VOCE FUORI SCENA
Non era la menzogna il problema.
Era qualcosa di più sofisticato.
La trasformazione.
Il passaggio quasi impercettibile dalla cosa fatta alla cosa raccontata.
Dal contatto alla relazione.
Dalla relazione all’accesso.
Dall’accesso alla capacità.
Dalla capacità alla promessa.
E dalla promessa, qualche volta, all’identità.
A quel punto nessuno aveva necessariamente mentito.
Aveva soltanto lasciato che gli altri completassero il racconto.
Una collaborazione diventava una direzione.
Una partecipazione diventava una responsabilità.
Un contatto diventava una relazione istituzionale.
Una relazione diventava una rete.
Una rete diventava un network.
Un network diventava un ecosistema.
E l’ecosistema diventava una capacità strategica.
Il problema era che quasi tutto poteva essere vero.
Una curatela poteva essere stata davvero una curatela.
Un articolo, davvero un articolo.
Un corso, davvero un corso.
Gli studenti potevano essere stati davvero entusiasti.
Un’istituzione poteva essere stata davvero incontrata.
Un imprenditore poteva essere stato davvero conosciuto.
Il problema arrivava dopo.
Quando il lavoro diventava ruolo.
Il ruolo diventava posizionamento.
Il posizionamento diventava autorevolezza.
L’autorevolezza diventava network.
Il network diventava ecosistema.
E l’ecosistema diventava promessa.
Nessuno aveva necessariamente mentito.
Aveva semplicemente lasciato che la biografia facesse un passo più lungo delle prove.
(Il Direttore torna davanti allo schermo.)
Decine di titoli.
Decine di incarichi.
Decine di relazioni.
Tutto vero, forse.
Ma il Direttore aveva finalmente capito una cosa.
Non gli serviva sapere quante persone conoscesse.
Non gli serviva sapere quante istituzioni avesse incontrato.
Non gli serviva sapere quanti studenti avesse formato.
Non gli serviva sapere quanti eventi avesse curato.
Non gli serviva sapere quanti articoli avesse scritto.
Gli serviva una cosa molto più semplice.
Un nome.
Una persona da chiamare.
Un’azienda da incontrare.
Un’istituzione che avesse davvero interesse.
Un progetto che potesse essere costruito.
Una porta che potesse aprirsi.
Perché il curriculum raccontava ciò che era stato fatto.
Il network raccontava chi si conosceva.
Il ruolo raccontava ciò che si era.
L’impresa, invece, avrebbe dovuto dimostrare ciò che si era capaci di costruire.
(Pausa.)
Il Direttore guardò ancora una volta lo schermo.
Poi fece una cosa molto semplice.
Aprì LinkedIn.
Scorse i titoli.
Consulente.
Advisor.
Mentor.
Curatore.
Founder.
Strategist.
Business developer.
Project manager.
Art advisor.
E alla fine chiuse la pagina.
DIRETTORE
«E se togliessimo tutto quello che c’è scritto?»
(Silenzio.)
IL DOPPIO
«Cosa rimane?»
(Buio.)
VOCE FUORI SCENA
Forse era questa la vera differenza.
Non tra chi aveva un curriculum e chi non lo aveva.
Non tra chi conosceva persone e chi non ne conosceva.
Non tra un professionista e un imprenditore.
Ma tra chi sapeva occupare uno spazio nella descrizione di un progetto
e chi sapeva occupare uno spazio nella costruzione del progetto.
Perché l’impresa non è il titolo che viene dopo il nome.
È ciò che rimane quando tutti i titoli vengono tolti.
E a quel punto non basta più raccontare.
Bisogna costruire.
E quando qualcuno dice di poter costruire,
la domanda non è più:
«Chi sei?»
La domanda è molto più semplice.
«Che cosa facciamo?»
— D. Malecogita