A prima vista sembra una regola di scrittura. In realtà contiene una piccola idea della conoscenza.
La parola concreto deriva dal latino concretus, participio di concrescere: crescere insieme, formarsi attraverso l’unione di elementi diversi. Il concreto non è soltanto ciò che abbiamo davanti agli occhi. È una realtà determinata, singolare, che resiste ai tentativi di ridurla a una definizione generale.
Il tavolo non è semplicemente «il tavolo».
È questo tavolo.
E una persona non è soltanto «una persona», ma qualcuno che vive in una situazione precisa, dentro una storia che non può essere sostituita da una categoria astratta.
Qui comincia la filosofia.
All’inizio della Metafisica, Aristotele distingue l’esperienza dei particolari dalla conoscenza dell’universale. L’esperienza ci permette di riconoscere ciò che accade nei singoli casi; la conoscenza cerca invece ciò che accomuna quei casi e ne comprende le ragioni.
Eppure, quando si passa all’azione, il particolare torna decisivo. Il medico non cura l’uomo in astratto: cura una persona determinata.
Ogni volta che trasformiamo un fatto in una categoria guadagniamo qualcosa: la possibilità di comprenderlo. Ma, se ci fermiamo alla categoria, rischiamo di perdere proprio ciò che rende quel fatto unico.
Il problema, dunque, non è scegliere tra il fatto e il concetto.
È passare dall’uno all’altro senza smarrire nessuno dei due.
Anche la riflessione di Benedetto Croce sul rapporto tra pensiero e storia ci ricorda che il pensiero non vive sospeso sopra la realtà. È nella storia concreta che le idee acquistano significato e diventano strumenti per comprendere ciò che accade.
Un concetto è utile quando ci permette di vedere meglio il fatto dal quale siamo partiti. Altrimenti rischia di diventare un ornamento intellettuale: elegante, magari, ma incapace di aumentare la nostra comprensione.
È da questa prospettiva che va letta la scelta editoriale di Caribo Magazine: non separare la complessità dalla leggibilità, rendere accessibili le idee senza impoverirle e interpretare la realtà senza sostituirla con un racconto costruito a tavolino.
Un articolo, quindi, non può limitarsi a raccontare ciò che è accaduto. Ma non può neppure utilizzare un fatto come semplice pretesto per sostenere una tesi già decisa.
Il fatto deve sopravvivere al concetto. E il concetto deve restituire qualcosa al fatto.
Il percorso non è semplicemente:
Fatto → teoria.
È:
Fatto → concetto → fatto.
Il ritorno al concreto serve a verificare se abbiamo davvero compreso qualcosa. Se il concetto costruito non ci permette di interpretare meglio la realtà, forse è inutile. O, peggio, è soltanto un modo sofisticato per allontanarci da essa.
Fin qui, tutto sembra ragionevole.
Poi, però, arriva la pratica.
La pratica contro la grammatica
La proprietaria di un piccolo posto barca nel porto di Napoli ha letto il manifesto di Caribo Magazine. Ha incontrato parole come concreto, universale, concetto e interpretazione. Ha letto Aristotele e Croce.
Alla fine appoggia il telefono cellulare sul tavolo e commenta:
«Uagliò, ma chist’Editore è proprio nu’ chiacchierone.»
Per lei la questione è molto più semplice.
«Io tengo ‘o posto barca. Lui tene ‘a barca. Si paga, sta. Si nun paga, se ne va. Che ce sta ancora ‘a dicere?»
Poi aggiunge:
«’A pratica rompe ‘a grammatica.»
Detta così, sembra quasi una filosofia.
Il Doppio, però, non è convinto.
— Bella frase.
La proprietaria.
«È napoletana.»
Il Doppio.
— Appunto. Le frasi napoletane hanno spesso il vantaggio di sembrare definitive.
La proprietaria.
«E questa non lo è?»
Il Doppio.
— Dipende da che cosa intendiamo per pratica.
La proprietaria lo guarda con una certa insofferenza.
«Io lavoro, mica faccio filosofia.»
Il Doppio.
— Ecco. Abbiamo appena trovato il problema.
La proprietaria
«Quale problema?»
Il Doppio.
— Se la pratica, qualche volta, abbia bisogno della grammatica.
La proprietaria scuote la testa. È convinta di sapere come si gestisce un posto barca e non vede perché dovrebbe leggere pagine di filosofia per farlo.
Il Doppio non insiste.
Nel frattempo, nella rimessa arriva un altro affittuario di un posto barca, un uomo che vende programmi informatici basati sull’intelligenza artificiale. La proprietaria gli mostra il manifesto.
Lui legge qualche passaggio, torna indietro, rilegge.
Il Consulente informatico
«È scritto in modo elaborato», commenta.
La proprietaria.
«Io lo trovo borioso», risponde lei. «Parla di filosofia per dire che bisogna guardare le cose come sono.»
L’uomo sorride.
Il Consulente informatico
«Sai che ti dico? Perché devi rispondere tu a uno così? Potrebbe farlo un programma.»
La proprietaria si incuriosisce.
«E che farebbe?»
Il Consulente informatico
«Gli dai quello che vuoi dire e lui te lo scrive.»
La proprietaria.
«Anche meglio?»
Il Consulente informatico
«Molto meglio.»
La proprietaria sembra aver trovato una soluzione. Non deve più cercare le parole, né preoccuparsi di come esprimere il proprio pensiero. Basta affidarsi alla macchina.
Il Doppio, fino a quel momento silenzioso, alza un sopracciglio.
— Interessante.
La proprietaria.
«Che cosa?»
Il Doppio.
— Voglio vedere che cosa ti farà scrivere.
Quando una previsione diventa un fatto
Il giorno seguente il Consulente torna con il portatile. La proprietaria vuole provare il programma, ma prima gli racconta una vicenda che riguarda proprio il suo lavoro.
L’Editore di Caribo che ha un posto barca presso la sua struttura le ha chiesto informazioni sulla possibilità di affittarne uno doppio. Lei gli ha comunicato il prezzo. Lui, però, non ha manifestato alcuna intenzione di disdire il contratto attuale.
Anzi, le ha detto che è libera di affittare il posto doppio a chiunque.
La proprietaria è convinta che, prima o poi, l’editore se ne andrà.
«Secondo me non gli conviene più», dice.
Il Consulente annuisce.
«E quindi?»
La proprietaria.
«Quindi disdirà il contratto.»
Il Consulente.
«Te l’ha detto?»
La proprietaria.
«No. Ma lo farà.»
L’uomo guarda il computer.
Il Consulente.
«Potremmo preparare una comunicazione.»
La proprietaria si anima.
Il Consulente
«Scrivi che abbiamo ricevuto la disdetta relativa al posto barca e ne prendiamo atto.»
Il Consulente si ferma.
La proprietaria.
«Ma non l’ho ricevuta.»
«La riceverò.»
Il Doppio.
«Non è la stessa cosa.»
La proprietaria.
«Tanto se ne va.»
Il Doppio interviene.
— Attenzione.
Nessuno gli dà retta.
Il venditore comincia a digitare. Il suo obiettivo è mostrare come l’intelligenza artificiale possa trasformare un’indicazione in una comunicazione professionale.
Ma c’è un problema che precede la scrittura: l’informazione di partenza non corrisponde ai fatti.
La disdetta non è stata comunicata. Esiste soltanto una previsione della proprietaria, fondata su ciò che lei ritiene probabile.
Nel momento in cui quella previsione viene formulata come un fatto già avvenuto, qualcosa cambia radicalmente.
Non stiamo più migliorando una frase.
Stiamo modificando la realtà che la frase pretende di descrivere.
La proprietaria, però, è soddisfatta. Guarda il manifesto sul telefono e legge ad alta voce:
«Partire dal fenomeno concreto, risalire al concetto e tornare al concreto.»
Poi sorride.
«Visto? Io parto dal concreto. Lui mi ha chiesto un posto doppio. Da quello risalgo al concetto: non gli conviene più quello che ha. E quindi torno al concreto: mi ha dato la disdetta.»
Il Doppio la guarda.
— No.
La proprietaria.
«Che c’è?»
Il Doppio.
— Hai appena usato perfettamente la frase del manifesto per fare esattamente ciò che il manifesto mette in guardia dal fare.
La proprietaria.
«E cioè?»
Il Doppio
— Sei partita da un fatto reale, hai costruito un’interpretazione e poi sei tornata al concreto. Solo che, al ritorno, il concreto non esiste più.
La proprietaria aggrotta la fronte.
«Come non esiste?»
Il Doppio.
— L’editore non ti ha dato nessuna disdetta.
Silenzio.
Il venditore, invece, cerca di riportare la conversazione sul programma.
«Non importa. L’importante è che la comunicazione sia scritta bene.»
Il Doppio si gira verso di lui.
— Come sarebbe a dire che non importa?
L’uomo sorride.
«Il programma serve proprio a rendere professionale quello che vuoi comunicare.»
Il Doppio.
— Ma una frase professionale non rende vero ciò che afferma.
Il Consulente non risponde.
La proprietaria, quasi sollevata, ripete la frase del manifesto con aria canzonatoria:
«Dal concreto al concetto e dal concetto al concreto.»
Il Doppio scuote la testa.
— Peccato che, questa volta, il concreto lo abbiamo scritto noi.
Il problema non è scrivere bene
La scena è paradossale, ma il problema che mette in evidenza è molto concreto.
Un sistema di intelligenza artificiale può aiutare a organizzare le informazioni, rendere un testo più chiaro, migliorare il tono e trovare una forma efficace per comunicare. Ma la qualità della scrittura non garantisce la verità del contenuto.
Se gli forniamo un’ipotesi e la presentiamo come un fatto, rischiamo di ottenere una comunicazione impeccabile nella forma e ingannevole nella sostanza.
Il programma può essere in grado di formulare una frase convincente. Non per questo quella frase corrisponde a ciò che è accaduto.
È qui che la questione torna al manifesto editoriale.
Il ritorno al concreto non è una figura retorica: è una verifica.
Significa controllare se ciò che affermiamo è realmente accaduto, distinguere i fatti dalle interpretazioni, riconoscere ciò che sappiamo e ciò che stiamo soltanto supponendo.
Significa, soprattutto, non confondere la plausibilità con la verità.
L’intelligenza artificiale rende questo passaggio ancora più importante. Più facilmente possiamo produrre testi corretti, fluidi e persuasivi, più dobbiamo essere rigorosi nel verificare ciò che quei testi affermano.
La macchina può aiutarci a scrivere. Non può trasformare automaticamente una nostra convinzione in un fatto accertato.
E la responsabilità di ciò che comunichiamo resta nostra.
Il problema, quindi, non è stabilire se l’intelligenza artificiale sappia scrivere meglio di una persona. In molte circostanze può farlo. Il problema è capire se chi la utilizza sappia distinguere ciò che è successo da ciò che pensa che succederà.
Il Doppio, a questo punto, sembra aver trovato la conclusione.
— Abbiamo un Editore che cerca di capire, una proprietaria che vuole una risposta semplice e un venditore convinto che la macchina possa risolvere il problema.
«E l’intelligenza artificiale?» chiede qualcuno.
Il Doppio sorride.
— Per ora non ha fatto niente.
«Come niente?»
— Ha ricevuto delle informazioni. Ma qualcuno ha deciso di presentare come vero un fatto che non è mai accaduto.
E allora il problema non è più soltanto tecnologico. È culturale, professionale ed etico.
Perché una macchina può costruire una frase. Una persona, però, deve decidere se quella frase descrive correttamente la realtà.
Il manifesto di Caribo Magazine parte da un principio semplice: dal fenomeno al concetto, e dal concetto nuovamente al fenomeno.
Il viaggio ha senso soltanto se, alla fine, siamo disposti a verificare ciò che abbiamo scritto.
Altrimenti non siamo tornati al concreto.
Abbiamo soltanto costruito una storia abbastanza convincente da prendere il posto della realtà.
Domenico Galati