Il testo riflette sul rapporto tra creatività umana e intelligenza artificiale, chiedendosi cosa accada all’autenticità dell’arte quando la macchina non si limita più a riprodurre un’opera, ma imita direttamente il processo creativo. Richiamando Benjamin e Pasolini, l’autore sottolinea la possibile perdita di quella “aura” legata alla biografia, all’esperienza, agli errori e alle emozioni dell’artista. Il vero rischio, quindi, non è tanto che l’IA sostituisca l’uomo, quanto che l’uomo finisca per adeguarsi alla logica della macchina, privilegiando efficienza e perfezione a scapito di dubbio, imperfezione e autenticità.