Atto unico sulla paura, sul copyright e sul rumore che si fa legge
(Un ufficio che sembra un ufficio, ma lo è solo in apparenza.
Scrivania, fascicoli, lettere impilate come macerie.
Un cartello appeso storto: “GESTIONE PRATICHE”. Sotto, a penna: “NON FACCIAMO PAURA. LA AMMINISTRIAMO”.)
Personaggi
- IL CLIENTE – cittadino medio, giornale di quartiere, colpevole di aver pubblicato una foto.
- IL DIRETTORE – responsabile della “Gestione Pratiche”, parla con calma teatrale.
- LA LETTERA DA 240 EURO – presenza vocale, minacciosa, ripetitiva.
- IL DIFENSORE – sobrio, asciutto, armato di legge e silenzio.
- LA LEGGE – muta, ma sempre in scena (un fascicolo con scritto: 47/1948).
Scena unica
CLIENTE
(entra, tiene una busta)
È qui che si risolvono le cose?
DIRETTORE
Dipende.
Se per “risolvere” intende pagare, forse.
Se intende capire, certamente no.
CLIENTE
Io ho pubblicato una foto.
Una.
Sul sito del giornale di quartiere.
DIRETTORE
Ah.
La foto.
(teatralmente)
Te la voi fa’ na fo’, bellezzamia.
(Un rumore. La LETTERA DA 240 EURO comincia a vibrare.)
LETTERA DA 240 EURO
Paga.
Paga subito.
Oppure conseguenze.
CLIENTE
Io… ho già rimosso tutto.
DIRETTORE
La rimozione non placa la lettera.
La lettera vive di paura, non di fatti.
CLIENTE
Ma è legale?
DIRETTORE
(ridendo piano)
È scritto.
E quando qualcosa è scritto, sembra vero.
(La LETTERA si avvicina.)
LETTERA DA 240 EURO
Copyright.
Diritti.
Avvocati.
Tribunali.
Fine dei tempi.
CLIENTE
(sudando)
Io non ho 240 euro per una foto.
DIRETTORE
Ed è proprio questo il miracolo.
Una cifra abbastanza piccola da non valere un processo,
abbastanza grande da far tremare.
(Pausa.)
CLIENTE
E voi che fate?
DIRETTORE
Gestiamo il rumore.
Per 50 euro.
CLIENTE
Solo 50?
DIRETTORE
Una tantum.
Come l’indulgenza, ma senza paradiso.
CLIENTE
E poi?
DIRETTORE
Poi le lettere continuano.
Ma lei smette di ascoltarle.
(Entra IL DIFENSORE. Nessuna teatralità. Una cartella sotto il braccio.)
DIFENSORE
Buongiorno.
LETTERA DA 240 EURO
Chi è questo?
DIRETTORE
Il silenzio che cammina.
CLIENTE
Lei mi difende?
DIFENSORE
Io leggo.
(Apre la cartella. Mostra LA LEGGE.)
DIFENSORE
Legge 47 del 1948.
Diritto di rettifica.
Errore corretto.
Danno ridimensionato.
Paura: non pervenuta.
LETTERA DA 240 EURO
Ma io sono una richiesta!
Sono ufficiale!
DIFENSORE
No.
Sei una proposta emotiva.
(La LETTERA si ritrae.)
CLIENTE
Quindi non devo pagare?
DIFENSORE
Lei ha già pagato ciò che serviva:
la difesa dalla suggestione.
DIRETTORE
(applaude piano)
Ecco il punto culturale, signore.
Il copyright oggi non tutela: intimorisce.
Non educa: spaventa.
Non protegge l’opera: monetizza l’errore.
CLIENTE
Ma allora perché funziona?
DIRETTORE
Perché la paura costa meno della giustizia.
LETTERA DA 240 EURO
Io faccio il mio lavoro!
DIFENSORE
Il tuo lavoro è sembrare inevitabile.
(Silenzio.)
CLIENTE
E se arrivano altre lettere?
DIFENSORE
Le leggeremo.
Una per una.
Senza tremare.
DIRETTORE
Vede?
Il teatro finisce quando qualcuno smette di crederci.
(La LETTERA comincia a sbiadire.)
LETTERA DA 240 EURO
Io… io ero importante…
DIFENSORE
No.
Eri rumorosa.
(La LETTERA cade a terra, foglio bianco.)
CLIENTE
Tutto qui?
DIRETTORE
Tutto qui.
Il resto è coreografia intimidatoria.
CLIENTE
E la foto?
DIFENSORE
Una foto non è un crimine.
È l’ignoranza delle regole a essere sfruttata.
(Pausa. Il CLIENTE guarda il pubblico.)
CLIENTE
Il trucco è semplice:
ti fanno credere che sei solo,
che devi pagare in fretta,
che la legge sia un mostro.
(Indica LA LEGGE.)
CLIENTE
Ma la legge, quando la leggi,
non urla.
(Il DIRETTORE spegne la luce sulla scrivania.)
DIRETTORE
Sipario.
Il resto sono lettere che nessuno apre.
(Buio.)
Nota finale (fuori scena)
Questa non è una commedia.
È un promemoria civile.
La paura non ha valore legale,
ma produce fatture.
D. Malecogita